[...] La Packaging-art, utilizza il packing come primo prodotto, come essenza dell’opera, ma vi unisce ogni genere di altro materiale al fine di completare, arricchire, dare maggior innesco espressivo al lavoro.

La Packaging-art è l’opera attraverso l’opera, il packing è già opera: è l’involucro che racchiude, frutto di innumerevoli interventi, dal creativo, al grafico, al fotografo… La Packaging-art ama il packing, lo trova bello, seducente e simbolico.

Attraente deve essere di fatto ciò che nasce per invogliare all’acquisto e il creativo si lascia sedurre dalla propria opera nell’inventare ciò che dovrà stupire e attrarre attraverso forma, colore, dimensioni, piacevolezza al tatto. Le opere della Packaging-art sono non a caso toccabili e il rilievo evidente ne acuisce il senso del “vero”, del quotidiano, della materia.

Ma l’oggetto amato verrà gettato dal consumatore… E quest’oggetto, di breve durata il cui destino è la spazzatura, è purtroppo solo in rari casi “riciclato”. Il riciclo però lo snaturerà, gli conferirà nuova forma, lo farà mutare. La Packaging-art è riciclo, si certo, ma come “atto d’amore per l’oggetto”. L’opera vuole essere immagine della quotidianità, forse più reale. Toglie l’oggetto dal contesto e lo evidenzia, lo ripropone come fece Marcel Duchamp. È quindi uno specchio di noi stessi, dei nostri modus vivendi e operandi, dei nostri limiti: è la nostra storia. [...]

Nicoletta Bernardi

 

 

[...] La Packaging-art, utilizza il packing come primo prodotto, come essenza dell’opera, ma vi unisce ogni genere di altro materiale al fine di completare, arricchire, dare maggior innesco espressivo al lavoro.

La Packaging-art è l’opera attraverso l’opera, il packing è già opera: è l’involucro che racchiude, frutto di innumerevoli interventi, dal creativo, al grafico, al fotografo… La Packaging-art ama il packing, lo trova bello, seducente e simbolico.

Attraente deve essere di fatto ciò che nasce per invogliare all’acquisto e il creativo si lascia sedurre dalla propria opera nell’inventare ciò che dovrà stupire e attrarre attraverso forma, colore, dimensioni, piacevolezza al tatto. Le opere della Packaging-art sono non a caso toccabili e il rilievo evidente ne acuisce il senso del “vero”, del quotidiano, della materia.

Ma l’oggetto amato verrà gettato dal consumatore… E quest’oggetto, di breve durata il cui destino è la spazzatura, è purtroppo solo in rari casi “riciclato”. Il riciclo però lo snaturerà, gli conferirà nuova forma, lo farà mutare. La Packaging-art è riciclo, si certo, ma come “atto d’amore per l’oggetto”. L’opera vuole essere immagine della quotidianità, forse più reale. Toglie l’oggetto dal contesto e lo evidenzia, lo ripropone come fece Marcel Duchamp. È quindi uno specchio di noi stessi, dei nostri modus vivendi e operandi, dei nostri limiti: è la nostra storia. [...]

Nicoletta Bernardi

 

 

Golia 2, esposto al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Golia 2, esposto al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.